mercoledì 9 febbraio 2011

Percolato, Pierobon: “gli uomini di Bertolaso lavoravano così”

Alberto Pierobon nel 2007 è stato per due mesi subcommissario a Napoli: «Questo disastro ambientale è la conseguenza della strategia del Commissariato di governo».

Nel commissariato per l’emergenza rifiuti a Napoli, Alberto Pierobon ci è durato appena 60 giorni. Il ministro Alfonso Pecoraro Scanio, su pressione di esperti e magistrati, lo aveva imposto a Bertolaso come subcommissario con la delega alla raccolta differenziata. Scelta quasi obbligata. Nel campo, Alberto Pierobon rappresentava all’epoca una delle punte di eccellenza: da direttore generale del Consorzio Treviso tre aveva raggiunto punte di riciclo che arrivavano all’80 per cento.
Nominato sub commissario, ha avuto il torto di non trasformarsi in un soldatino di Bertolaso. Ha provato a lanciare la raccolta differenziata dal basso, coinvolgendo il prete anticamorra Luigi Merola e Alex Zanotelli, provando dunque la strada della sensibilizzazione diretta dei quartieri popolari. Gli uomini dell’ex capo della Protezione civile a Napoli lo hanno ripagato con la massima ostilità. «Ero costretto a usare il mio computer e il mio telefono, mi escludevano dalla riunioni più importanti. A loro apparivo come un marziano rompiballe», racconta Pierobon.
La storia del percolato in mare non lo stupisce più tanto. «C’erano dei segnali inequivocabili, l’emergenza percolato era sotto gli occhi di tutti. Basta pensare all’immagine di Raffaele Del Giudice che nel documentario Biutiful Cauntri lancia la pietra in un lago di percolato. Ma Bertolaso funzionava un po’ da salvacondotto. I dirigenti del Commissariato questo lo sapevano e per questo si sentivano superpotetti», racconta l’ex subcommissario. Sulla questione del rifiuto liquido, che all’epoca era ormai fuori controllo nelle discariche costruite dal Commissariato, aveva anche proposto una soluzione a Bertolaso: «Gli spiegai che esistevano degli impianti mobili di trattamento del percolato, utilizzati soprattutto dalle aziende francesi. Mi offrii anche per organizzare un incontro con il direttore di una di queste ditte. Ma la proposta cadde nel vuoto, non la prese nessuno in considerazione».
A suo avviso il percolato a mare è la diretta conseguenza della strategia complessiva. «Non si può pensare di risolvere il problema solo con i buchi e i termovalorizzatori. L’assillo era togliere i rifiuti dalle strade, non importava come».
SITI CORRELATI
http://www.9online.it/blog_emergenza_archivio/2009/08/18/zanotelli-gestione-rifiuti-in-campania-atto-criminale/
http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2011/02/01/percolato-in-mare-gli-indagati-avevamo-fretta-di-liberarcene/
http://www.9online.it/blog_emergenza_archivio/2009/04/01/viaggio-nella-biutiful-cauntri/
http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2011/01/31/villaricca-la-fonte-dove-zampilla-il-percolato/
http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2011/01/31/inchiesta-percolato-lectio-magistralis-di-disastro-ambientale/
http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2010/11/24/nuovo-decreto-rifiuti-legambiente-leredita-di-percolaso/
http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2010/02/11/emergenza-permesso-di-aggirare-le-leggi/
Pubblicato da Comitato Cittadino Boscotrecase

martedì 8 febbraio 2011

Guerrilla Gardening esplosivo: il boom delle bombe-seme

Il gesto è lo stesso. Stringere con forza la bomba nella mano, far fare al braccio mezzo giro indietro, prendere lo slancio e tirare. Nulla di più semplice. Se non fosse che in questo caso l’obiettivo non è quello di uccidere un nemico situato a poche centinaia di metri, ma far crescere un fiore in quello stesso angolo della strada.
L’oggetto del misunderstanding sono delle sorte di bombe a mano dallo spirito pacifico: le chiamano bombe-seme e stanno velocemente spopolando tra i guerrilla gardeners di tutto il mondo. Sotto un guscio duro di argilla essiccata si nasconde della semplice terra nella quale sono già stati messi dei semi che una settimana dopo lo scoppio inizieranno a germogliare.
Le più chic per il momento sono le Flower Granade, prodotte una coppia di designer inglesi per Suck UK. Tony Nguyen e Snowhome si sono cimentati nella fedele ricostruzione della forma di una mina che brillando fa fuoriuscire solo una mini aiuola di terra.
Per somiglianza all’originale seguono le bombe seme di Kabloom. Sembrano granate colorate ma in realtà sono realizzate in fogli di carta assemblati.
Poi ci sono quelle che tengono meno alle similitudini con le cugine cattive e al contrario sono distribuite come se fossero caramelle, attraverso appositi distributori di fronte ai bar e ai locali. Accade negli Stati Uniti dove un altro gruppo di giovani creativi con il pollice verde ha disseminato in giro per la città di Los Angeles le macchinette distributrici di palline di argilla contenenti semi di vari fiori.
Nata dalla collaborazione tra The COMMONstudio e Greenaid for Change , l’iniziativa si chiama “Change for Change” , cambia per cambiare in sostanza. Una doppia sfida, quella che viene posta all’incauto acquirente che, invece di infilarsi la caramella in bocca, può optare per un momento da leone nella giungla metropolitana compiendo il suo gesto da vero guerrilla gardener.
Essere un guerrigliero del verde, del resto, non richiede un’enorme dose aggiuntiva di coraggio. A volte basta essere stanchi di vedere attorno solo distese di cemento e pensare che lì dove c’è un’intercapedine nell’asfalto potrebbe nascere un fiore. I primi rivoluzionari in materia sono stati i civilissimi cittadini newyorkesi che a un certo punto si impossessarono di un angolo tra la Bowery e la Houston Street facendolo diventare un giardino tuttora entrato a pieno titolo tra le aree verdi della città.
In Italia i guerriglieri del verde hanno cominciato ad attivarsi da pochi anni. Il primo gesto di un certo peso che si ricorda è stato quello del gruppo Badili Badiola in un'aiuola di Torino nel 2007. Oggi sono più diffusi e votati a coinvolgere la popolazione in azioni dal respiro collettivo. E’ per queste rivoluzioni non violente che la bomba seme calza a pennello. Recentemente un’associazione sarda Marrai A Fura ha realizzato la prima macchinetta che distribuisce bombe-seme. Chiusi in un involucro di terra cruda, si trovano calendula, nasturzium, astro, fiori di roccia e altri semi ad alta germinabilità. La biodiversità racchiusa tutta in un’esplosione.
Ma non basta gettare con forza la bomba a terra o su un angolo della strada. Il vero guerrigliero innanzitutto si muove quando scende la sera, munito di innaffiatoio e zappetta per sistemare la terra. Torna poi sul luogo del delitto nelle serate successive a verificare se la terra sta reagendo bene fino a vedere quando il primo germoglio prende coraggio e viene fuori.
Tutti quindi possono essere battaglieri soldati di questa guerra urbana. Si può cominciare producendo in casa le stesse bombe seme. Basta avere a disposizione dell’argilla, del terriccio e dei semi di fiori. Si prende l’argilla e la si modella fino a renderla della forma di un disco sottile. Si appoggia sulla mano e si aggiunge terra insieme con i semi della pianta che preferite. Si chiude il disco all’estremità, facendo aderire tutte le parti e si buca la pallina così ottenuta con una cannuccia per agevolare l’esplosione. In alternativa, se non avete tempo o voglia di cimentarvi nel fai-da-te, potreste pensare di acquistarle già fatte sul sito Esty: al costo di 7 dollari più spese di spedizione riceverete a casa 30 coloratissime bombe seme fatte a mano.
Ora siete pronti a disperdervi per le vie più grigie delle vostre città e trasformarle in improvvisi piccoli eden.

Pamela Pelatelli - greenme.it

lunedì 7 febbraio 2011

Ospedale Maresca, manifestazione presso la sede della Regione

Lunedi 7 Febbraio 2011 ore 20:17
Una grande manifestazione all´esterno di palazzo Santa Lucia, sede della Regione Campania, per chiedere di salvare l´ospedale Maresca di Torre del Greco. E´ quanto deciso nel corso di un´assemblea pubblica svoltasi questo pomeriggio nella centrale piazza Santa Croce del comune vesuviano e alla quale hanno preso parte quasi 300 persone, tra le quali donne e ragazzi del comitato spontaneo Pro-Maresca che da quattro mesi occupano parte del nosocomio. La manifestazione, negli intendimenti degli organizzatori, si svolgerà martedì 15 febbraio e coinvolgerà - oltre ai rappresentanti del comitato - anche politici, avvocati dell´ordine di Torre Annunziata, Chiesa e rappresentanti di associazioni e comitati di quartiere. Scopo della manifestazione è quella di incontrare il governatore Stefano Caldoro e il delegato alla Sanità per la Regione Campania, Raffaele Calabrò, per evitare l´ulteriore declassamento del Maresca e in particolare che anche il reparto di Gastroenterologia e il pronto soccorso siano trasferiti dall´ospedale di Torre del Greco in un´altra struttura sanitaria.
da Lo strillone.it

domenica 6 febbraio 2011

L'Ospedale Maresca non si tocca!

Solo la grande mobilitazione dei cittadini è riuscita a bloccare il progetto di smantellamento dell'ospedale Maresca, ke è aperto sia pure con i limiti e le gravi carenze ke conosciamo.
Tuttavia, negli ultimi tempi stanno riprendendo forza le spinte per la chiusura dell'ospedale. In tal senso va la decisione di chiudere e trasferire uno dei reparti cardine, la gastroenterologia.
Per sventare questa manovra e rilanciare con forza la lotta per mantere aperto e funzionante il nostro ospedale, serve oggi la partecipazione di tutti i cittadini.
E' una battaglia che possiamo e dobbiamo vincere.
Invitiamo associazioni, comitati di quartiere, partiti politici, cittadini a partecipare alla manifestazione che si terrà il 7 febbraio alle ore 17,30 in Piazza Santa Croce.

F.to Comtato Pro Maresca

sabato 5 febbraio 2011

I killer dell'economia

Come spiegare il capitalismo di rapina in 2 minuti...




Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
John Perkins (Hanover, 28 gennaio 1945) è un economista e saggista statunitense.
Fece parte dei Volontari dei Peace Corps in Ecuador nel 1968-1970 e questa esperienza lo condusse nel mondo dell'economia e della scrittura. Il suo libro più conosciuto è "Confessions of an Economic Hit Man" (2004) pubblicato da Minimum fax nel 2005 e in una nuova collana nel 2010 con il titolo "Confessioni di un sicario dell'economia - La costruzione dell'impero americano nel racconto di un insider" (www.minimumfax.com), che rappresenta una straordinaria testimonianza di come un "pezzo" di potere politico ed economico americano abbia pianificato e praticato lo sfruttamento dei paesi, cosiddetti in "via di sviluppo", dall'America Latina all'Indonesia, attraverso una nuova forma di colonialismo che al potere delle armi, antepone quello della finanza e dei "progetti di sviluppo". Il suo successivo libro del 2007 La storia segreta dell'Impero Americano fornisce ulteriori prove dell'impatto negativo della globalizzazione intesa in senso imperialista da parte delle Corporazioni di tipo Multinazionale sull'economia e sull'ecologia di paesi pesantemente indebitati soprattutto del Sud del mondo. Il suo lavoro più recente è Hoodwinked: An Economic Hit Man Reveals Why the World Financial Markets Imploded – and What We Need to Do to Remake Them (2010).

venerdì 4 febbraio 2011

Gli USA affermano che le mafie italiane aiutano il terrorismo

Secondo i cablogrammi di Wikileaks, l’FBI ritiene che il denaro della droga di ‘Ndrangheta e Camorra finanzi gruppi armati in Afghanistan e in Colombia. – La diplomazia degli Stati Uniti elaborò nel 2008 un piano per aiutare l’Italia a combattere la criminalità organizzata
I diplomatici degli Stati Uniti in Italia ritengono che le tre mafie italiane, Cosa Nostra, Ndrangheta e Camorra, rappresentino “la maggior minaccia per lo sviluppo economico del sud Italia” e costituiscano un pericoloso e potente “sindacato del crimine” contro cui è necessario combattere con “maggior efficacia” poiché, fra le altre attività, “aiutano gruppi terroristici in Colombia e Afghanistan attraverso il traffico di droga, impediscono lo sviluppo del sud Italia, stravolgono i mercati, violano i diritti d’autore e delle aziende americane, sostengono la criminalità organizzata negli Stati Uniti e costituiscono un rischio potenziale per la salute delle migliaia di militari e funzionari americani che risiedono nel sud Italia.
Secondo quanto rivelano i documenti segreti del Dipartimento di Stato Americano, filtrati da Wikileaks ed esaminati da El Pais, i diplomatici di Washington in Italia elaborarono nel giugno del 2008 un programma composto da 12 misure concrete, con lo scopo di aumentare il coinvolgimento degli Stati Uniti nella lotta alle mafie. La proposta, firmata dal console generale a Napoli J. Patrick Truhn e approvata dalle delegazioni a Roma e nel Vaticano, era la conclusione di un lungo e sconvolgente rapporto sul triangolo criminale costituito da Cosa Nostra siciliana, dalla Camorra campana e dalla ‘Ndragheta calabrese.
Il diplomatico scriveva: “Dobbiamo lavorare per convincere il nuovo governo italiano, che la criminalità organizzata è una priorità seria del governo degli Stati Uniti e che i terribili costi economici del crimine organizzato sono un argomento convincente per una azione immediata”. L’analisi, divisa in tre parti, fu trasmessa alla Segreteria di Stato, alla CIA, all’FBI, alla DEA e ad altri 18 organismi ufficiali degli Stati Uniti, nel giugno del 2008.
Sette buoni motivi
Il documento 157192 dava una lista di sette ragioni per cui “il governo degli Stati Uniti” può e deve implicarsi maggiormente nella lotta antimafia.
- Il traffico di stupefacenti delle mafie italiane invia soldi ai narcotrafficanti (e quindi, in forma indiretta a gruppi terroristici) in Colombia e in Afghanistan, e questo influisce sulla sicurezza nazionale americana.
- Un rapporto dell’intelligence dell’FBI rivelò nel 2005 che “l’interazione criminale fra la criminalità organizzatoa italiana e i gruppi di estremisti islamici, facilita a potenziali terroristi l’accesso al sostegno economico e logistico di organizzazioni criminali con rotte di contrabbando stabilite e una forte presenza negli Stati Uniti”. In una dichiarazione pubblica del 2004, il procuratore antimafia Pierluigi Vigna segnalò il collegamento fra gruppi di militanti islamici e la Camorra, affermando che vi erano prove di un coinvolgimento della Camorra in un interscambio di droga e armi con gruppi di terroristi islamici.
- Il mercato dei falsi e la pirateria di prodotti creati negli Stati Uniti ( soprattutto film, musica e software) pregiudicano direttamente gli interessi americani.
- Gli intrecci fra le mafie italiane e statunitensi rinforzano reciprocamente questi gruppi. I legami fra la mafia siciliana di Cosa Nostra e la mafia negli USA, risalgono a circa un secolo fa, ma secondo l’FBI anche la Camorra e la ‘Ndrangheta hanno affiliati negli Stati Uniti .
- I cittadini americani residenti (comprese le migliaia di membri della Marina degli Stati Uniti e le loro relative famiglie in Campania e Sicilia), e i turisti, si vedono essi stessi influenzati dalla criminalità di strada e potenzialmente dalla crisi dei rifiuti in Campania (dovuta in larga misura alla criminalità organizzata) e dalle discariche di rifiuti tossici nella regione.
- Aziende degli Stati Uniti che vorrebbero investire nel sud Italia, si rifiutano di farlo perché preoccupate dalla criminalità organizzata.
- La criminalità organizzata indebolisce un alleato importante politicamente,, economicamente e socialmente.
Lo stesso documento raccomandava a Washington di dedicare “maggiori risorse e scambi di intelligence, per combattere la Camorra e la ‘Ndrangheta” e “che le autorità italiane collaborino più strettamente con i loro omologhi in Colombia, Albania, Turchia, Nigeria ed in altri Paesi”.
E proponeva dodici “tattiche” concrete da adottare con effetto immediato:
- Ammettere pubblicamente le dimensioni del problema della criminalità organizzata in Italia ed il supporto del governo degli Stati Uniti agli sforzi italiani per combatterla.
- Destinare maggiori risorse alla cooperazione giudiziaria con l’Italia.
- Favorire una più stretta collaborazione fra i funzionari di giustizia italiani e le loro controparti nei Paesi chiave.
- Esprimere al governo italiano l’idea che ha troppo pochi magistrati antimafia in Calabria, sede della più potente organizzazione criminale del Paese.
- Fare pressione sul Governo italiano affinché metta fine alla corruzione nei suoi porti.
- Cooperare in maniera più stretta con la Banca Centrale Italiana e fare pressione su altri Paesi (per esempio Svizzera, Liechtenstein, Monaco) affinché cooperino maggiormente nell’azione di anti-riciclaggio del denaro.
- Lavorare con il Governo italiano per migliorare un sistema giudiziario mal funzionante. Se si vuole sconfiggere il crimine organizzato, le sentenze devono essere più dure, gli appelli limitati ed il processo giudiziario più efficiente. Non è accettabile che detenuti finiscano per essere liberati perché i giudici sono costretti a scontrarsi con problemi burocratici
- Condividere l’esperienza delle istituzioni penitenziarie del governo degli Stati Uniti in costruzione, amministrazione e privatizzazione. Uno dei maggiori problemi dell’Italia è la scarsità di prigioni, il che significa che molti accusati non sono mai incarcerati e molti condannati sono liberati molto prima di aver scontato interamente la pena.
- Dare maggiore appoggio agli sforzi delle associazioni dei cittadini che lottano contro la criminalità organizzata (per esempio i gruppi che in Sicilia guidano la ribellione pubblica contro le estorsioni).
- Contribuire ad estendere la conoscenza dei cittadini sugli effetti deleteri delle organizzazioni criminali e su come abbiamo affrontato il problema negli USA.
- Ottenere il sostegno della Chiesa Cattolica Romana affinché si esprima maggiormente contro il crimine organizzato.
- Incoraggiare il Governo Italiano e l’Unione Europea affinché investano in infrastrutture e particolarmente nel miglioramento della sicurezza pubblica nel sud Italia e allo stesso tempo nel miglioramento della tracciabilità del denaro.
“Inefficienza delle autorità spagnole”
In quel punto, il documento rivela che almeno due Procuratori Generali italiani avevano denunciato alle autorità rappresentative statunitensi” l’inefficacia delle autorità spagnole nella lotta contro il traffico di stupefacenti fra i gruppi criminali spagnoli ed italiani”. Dopo aver commentato che la DEA considera la Spagna un socio eccellente nelle indagini contro il traffico di droga, il console concludeva: ” Il problema deve essere la scarsa cooperazione più che una mancanza di dedizione o di competenza di una delle parti”.
Un altro suggerimento del documento è quello di “lavorare in stretta collaborazione con la Banca Centrale Italiana e la Guardia di Finanza,” condividendo “informazioni di intelligence atte ad identificare le aziende del crimine organizzato ed assicurarsi che siano bloccate o sequestrate”.
Il cablogramma chiedeva inoltre a Washington di includere le tre mafie italiane nella lista principale dell’OFAC, l’ufficio per il controllo dei traffici di droga internazionali, elaborata dal Ministero del Tesoro americano. L’OFAC aveva già incluso la ‘Ndrangheta nella lista Tier One, che apre di fatto le porte al sanzionamento delle aziende che operano con l’organizzazione e delle loro coperture che riciclano denaro sporco, ma il documento esprimeva l’opportunità di includere anche la Camorra e Cosa Nostra.
[Articolo originale "EE UU afirma que las mafias italianas ayudan al terrorismo" di Miguel Mora]
[ traduzione di ItaliaDallEstero.info ]

giovedì 3 febbraio 2011

Chi è senza PEC...

La Posta Elettronica Certificata è uno strumento molto utile, ma soprattutto necessario per i rapporti con la Pubblica Amministrazione: tutti i professionisti, le aziende e i singoli cittadini potranno accantonare le raccomandate. Non serviranno più, carta straccia. Il governo del fare, ke faceva arrossire anke Gordon Brown. E Brunetta si crogiolava della sua innovazione (a proposito, avete notizie di Brunetta?!?). Preso da cotanta efficienza, non ho perso tempo. Ho attivato, seppure molto a rilento, assecondando i miei ritmi, una bella casella di posta. Mi reco all'ufficio postale per terminare l'operazione. Mi arriva la mail di attivazione. Ke bello. La provo, ma mi da un errore: non riconosce l'indirizzo di destinazione...Mmmm, vabè domani vedo, dico mentre è già ora di scendere. Oggi mi nasce la necessità di inviare una mail ad una PEC della Pubblica Amministrazione, e ritorno sul mio spazio sul sito, inserisco il mio ID e password. Vado su "Scrivi", inserisco il destinatario, l'oggetto, scrivo una bella mail (giusto per curiosità, si trattava della mail relativa alle informazioni su PIU Europa), la rileggo, clicco su invio... Di nuovo errore. Mi sarò sbagliato io. Riprovo, niente. Cerco la guida, ma non me la visualizza. Sarà il mio pc. Riprovo, niente. Digito su google "non funziona postacertificata.gov"...e una caterva di utenti incazzati e rassegnati si sfoga sul web. Peccato, mi dico. Un servizio dello stato, gratis per tutti...ke non funziona. Ke sfaccimm, penso. Mi dico: ora invio una bella mail al contatto di assistenza info@postacertificata.gov.it per kiedere spiegazioni. La preparo, la invio. Dopo qualke secondo
Delivery to the following recipient failed permanently:

info@postacertificata.gov.it