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mercoledì 14 dicembre 2011

Via la monnezza dal Parco del Vesuvio

Sabato 17 Dicembre ore 17

Manifestazione pubblica per la chiusura immediata di cava SARI

Boscoreale - da Piazza Pace alla Rotonda di via Panoramica

Comitati, Amministrazioni, Cittadini, Studenti, Imprenditori per ristabilire la legalità e contrastare l'illecito sversamento di rifiuti in cava Sari esaurita

Via la monnezza dal Parco nazionale del Vesuvio

venerdì 18 febbraio 2011

Per non dimenticare

Al Presidente della Comunità del Parco del Vesuvio -
Sindaco Giuseppe CAPASSO
Comune di S. Sebastiano al Vesuvio (NA)
pc Al Presidente del Parco nazionale del Vesuvio
Sede di Ottaviano (NA)
pc Ai Sindaci del Parco nazionale del Vesuvio

Oggetto: Convocazione urgente Comunità del Parco .

Il Comitato Cittadino di Boscotrecase,
- visto il perpetuarsi per ancora molti mesi dello sversamento dei RSU in discarica ex Sari nel Parco nazionale del Vesuvio;
- considerato che allo stato non è ancora ipotizzabile una concreta alternativa all’utilizzo “illegittimo” dell’area protetta come sede di discarica, come sottolineato più volte dalla Comunità del Parco e come sanzionato dalla UE;
- rilevato l’assenza completa di un piano certo del ciclo di rifiuti come prevedono le leggi comunitarie e, vista l’enorme discrepanza tra gli stessi comuni del Parco in tema di RD sia quantitativa che qualitativa;
- nell’interesse delle popolazioni vesuviane ricadenti nell’area protetta e nell’ottica di una obbligatoria tutela ambientale e della salute pubblica

si invita

la SV a raccogliere la proposta di convocare con urgenza l’Assemblea della Comunità del Parco nazionale del Vesuvio c/o la sede istituzionale dell’Ente, in uno con la Presidenza e con la Direzione dell’Ente Parco, coinvolgendo i cinque Comuni associati alla “zona rossa” e autorizzati a conferire in discarica ex Sari, onde promuovere una forte iniziativa comune tesa a programmare un ciclo integrato del trattamento dei RSU dei Comuni di cui sopra che possa consentire un’azione consortile stabile e duratura che preveda un trattamento a monte il più differenziato possibile onde evitare di ricadere prossimamente in una ennesima, prevista emergenza.

Tenuto conto che nell’area del Parco nazionale del Vesuvio non deve essere previsto alcuna ipotesi, peraltro improvvidamente paventata, di trattamento di qualsivoglia tipologia di rifiuti a cui, come Comitati, ci opporremmo con tutte le nostre forze, ci rendiamo da subito disponibili a supportare qualunque iniziativa che veda le amministrazioni in oggetto concorrere a un ciclo virtuoso dei RSU a partire dalla riduzione a monte, dall’organizzazione di isole ecologiche per il riciclo e il riuso, l’organizzazione di un’area di compostaggio nelle aree lontane dal Parco, verificare le filiere dei vari consorzi di riciclo e affrontare il tema dello smaltimento della frazione residuale secca indifferenziata o attuando protocolli “zero waste”come sottoscritto da alcuni comuni o indirizzando tale tipologia di rifiuto c/o strutture di TMM anche fuori regione, tenendo conto che una siffatta progettualità che a noi piace chiamare “modello Terzigno” consentirà di ridurre il più possibile i danni al territorio ed alla salute delle nostre popolazioni eliminando di fatto, l’utilizzo della discarica .
Tale proposta consentirebbe da subito programmare le necessarie bonifiche dell’intero territorio, previste per legge e non ancora poste in essere.

In attesa di un pronto riscontro
Porgiamo distinti saluti.


Comitato Cittadino Boscotrecase

venerdì 11 febbraio 2011

Commovente

Stamattina ho cominciato a vedere la puntata del 06 febbraio 2011 del programma "Presa diretta", di Riccardo Iacona. La puntata ha per titolo "Spazzatura" ed è incentrata sulla Campania in-felix. Commoventi gli interventi di Raffaele Del Giudice, che ha una forza e un coraggio incredibili. Lo consiglio a tutti, specialmente ai professori e professoresse, che dovrebbero proiettarlo nelle scuole in loop!

mercoledì 9 febbraio 2011

Percolato, Pierobon: “gli uomini di Bertolaso lavoravano così”

Alberto Pierobon nel 2007 è stato per due mesi subcommissario a Napoli: «Questo disastro ambientale è la conseguenza della strategia del Commissariato di governo».

Nel commissariato per l’emergenza rifiuti a Napoli, Alberto Pierobon ci è durato appena 60 giorni. Il ministro Alfonso Pecoraro Scanio, su pressione di esperti e magistrati, lo aveva imposto a Bertolaso come subcommissario con la delega alla raccolta differenziata. Scelta quasi obbligata. Nel campo, Alberto Pierobon rappresentava all’epoca una delle punte di eccellenza: da direttore generale del Consorzio Treviso tre aveva raggiunto punte di riciclo che arrivavano all’80 per cento.
Nominato sub commissario, ha avuto il torto di non trasformarsi in un soldatino di Bertolaso. Ha provato a lanciare la raccolta differenziata dal basso, coinvolgendo il prete anticamorra Luigi Merola e Alex Zanotelli, provando dunque la strada della sensibilizzazione diretta dei quartieri popolari. Gli uomini dell’ex capo della Protezione civile a Napoli lo hanno ripagato con la massima ostilità. «Ero costretto a usare il mio computer e il mio telefono, mi escludevano dalla riunioni più importanti. A loro apparivo come un marziano rompiballe», racconta Pierobon.
La storia del percolato in mare non lo stupisce più tanto. «C’erano dei segnali inequivocabili, l’emergenza percolato era sotto gli occhi di tutti. Basta pensare all’immagine di Raffaele Del Giudice che nel documentario Biutiful Cauntri lancia la pietra in un lago di percolato. Ma Bertolaso funzionava un po’ da salvacondotto. I dirigenti del Commissariato questo lo sapevano e per questo si sentivano superpotetti», racconta l’ex subcommissario. Sulla questione del rifiuto liquido, che all’epoca era ormai fuori controllo nelle discariche costruite dal Commissariato, aveva anche proposto una soluzione a Bertolaso: «Gli spiegai che esistevano degli impianti mobili di trattamento del percolato, utilizzati soprattutto dalle aziende francesi. Mi offrii anche per organizzare un incontro con il direttore di una di queste ditte. Ma la proposta cadde nel vuoto, non la prese nessuno in considerazione».
A suo avviso il percolato a mare è la diretta conseguenza della strategia complessiva. «Non si può pensare di risolvere il problema solo con i buchi e i termovalorizzatori. L’assillo era togliere i rifiuti dalle strade, non importava come».
SITI CORRELATI
http://www.9online.it/blog_emergenza_archivio/2009/08/18/zanotelli-gestione-rifiuti-in-campania-atto-criminale/
http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2011/02/01/percolato-in-mare-gli-indagati-avevamo-fretta-di-liberarcene/
http://www.9online.it/blog_emergenza_archivio/2009/04/01/viaggio-nella-biutiful-cauntri/
http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2011/01/31/villaricca-la-fonte-dove-zampilla-il-percolato/
http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2011/01/31/inchiesta-percolato-lectio-magistralis-di-disastro-ambientale/
http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2010/11/24/nuovo-decreto-rifiuti-legambiente-leredita-di-percolaso/
http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2010/02/11/emergenza-permesso-di-aggirare-le-leggi/
Pubblicato da Comitato Cittadino Boscotrecase

sabato 29 gennaio 2011

Solo munnezza!

Inchiesta rifiuti a Napoli, indagato Bassolino Arrestati prefetto ed ex vice di Bertolaso
Le misure cautelari sono state prescritte per 14 persone, tra cui Marta Di Gennaro, ex vice del capo della Protezione Civile e il prefetto Corrado Catenacci. L'accusa è di aver consentito lo sversamento di percolato in mare
Sono nomi di spicco quelli coinvolti nell’inchiesta sui rifiuti a Napoli che in mattinata ha portato all’arresto di Marta Di Gennaro, ex vice di Guido Bertolaso alla Protezione Civile, e del prefetto Corrado Catenacci, ex commissario ai rifiuti della Regione Campania. E tra le 38 persone indagate risultano pure l’ ex presidente della Regione Antonio Bassolino, l’ex assessore regionale Luigi Nocera e l’ex capo della segreteria politica di Bassolino, Gianfranco Nappi. L’operazione per reati ambientali è stata eseguita in varie zone d’Italia dai carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) e dalla Guardia di Finanza di Napoli, coordinata dalla procura della Repubblica di Napoli. A Di Gennaro e Catenacci è stato concesso il beneficio degli arresti domiciliari. Nella stessa operazione sono state arrestate altre 12 persone. Le accuse sono di associazione per delinquere, truffa e reati ambientali. Sequestri di documentazione sono stati messi in atto in diverse sedi istituzionali, come la Prefettura di Napoli, la Regione Campania ma anche la Protezione civile di Roma e in sedi di aziende di rilievo nazionale. Nel corso delle indagini è stata accertata l’esistenza di un accordo illecito tra pubblici funzionari e gestori di impianti di depurazione campani che ha consentito, per anni, lo sversamento in mare del percolato (rifiuto liquido prodotto dalle discariche di rifiuti solidi urbani), in violazione delle norme a tutela dell’ambiente. Il percolato veniva immesso senza alcun trattamento nei depuratori dai quali finiva direttamente in mare, contribuendo ad inquinare un lunghissimo tratto di costa della Campania, dal Salernitano fino al Casertano.
Le ordinanze di custodia cautelare (otto in carcere e sei ai domiciliari) sono state eseguite a Napoli, Roma, Caserta e Parma. L’indagine, durata fino al luglio 2010 e prosecuzione di quella conclusa nel maggio 2008 (nota con il nome di ‘Operazione Rompiballe’, che ha portato all’arresto di 25 indagati per traffico illecito di rifiuti) è stata sviluppata mediante attività tecniche, nonché riscontri documentali, che hanno permesso di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti di ex uomini politici, professori universitari, dirigenti della pubblica amministrazione e tecnici delle strutture commissariali che si sono avvicendati al Commissariato per l’emergenza rifiuti della Regione Campania dal 2006 al 2008.

http://comibosco.blogspot.com/2011/01/solo-munnezza.html