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lunedì 17 ottobre 2011

La guerra del Coltan

Una materia prima talmente richiesta dal mercato internazionale da aumentare nel prezzo del 600% in meno di 4 anni; manodopera offerta a costi irrisori; autorità locali disposte ad ignorare decine di morti nelle miniere e un autentico disastro ambientale in due parchi naturali, per finanziare una guerra senza fine. E poi ancora, colpi di Stato, contrabbando, diamanti.

Questa è la storia del coltan nella Repubblica Democratica del Congo. Una sostanza che è nel vostro cellulare, nella consolle per videogiochi o nella telecamerina che sognate di comprare, ma anche nei rapporti ONU, nelle denunce delle ong, in interrogazioni parlamentari...

Che cos'è?

E' una specie di sabbia nera leggermente radioattiva formata dai minerali di colombite e tantalite dalla cui contrazione deriva il nome "coltan". Dal coltan viene estratto il tantalio, un metallo raro, molto duro e resistente alla corrosione, usato per la costruzione di turbine aeronautiche e per la fabbricazione di condensatori elettrici di piccole dimensioni. E' usato per aumentare la potenza degli apparecchi riducendo il consumo di energia.

Ha un peso simile a quello dell'oro e pressappoco lo stesso valore. L'80% delle riserve mondiali di coltan si trovano in Africa e l'80% di queste sono in Congo.

Strettamente associato con il niobio (elemento chimico col numero atomico 41) nei minerali e nelle proprietà, il tantalo è stato scoperto nel 1802 dal chimico svedese Anders Gustaf Ekeberg. Deve il suo nome al personaggio mitologico Tantalo (figlio di Niobe) a causa della iniziale identificazione con il niobio. Fu il chimico tedesco Heinrich Rose a dimostrare nel 1844 le loro diverse caratteristiche.

Sebbene isolato molto presto rispetto da altri materiali impuri, fu il chimico russo Werner Bolton che preparò nel 1903 il primo tantalio duttile impiegato come filamento incandescente delle lampadine.

TANTALIO

Simbolo chimico: Ta

Numero atomico: 73

Peso atomico: 180.948

Punto di fusione: 2,996° C (5,425° F)

Punto di ebollizione: 5,425° C (9,797° F)

Proprietà: Duro, molto denso e resistente alla corrosione da acidi. Ottimo conduttore di calore ed elettricità, ha un elevato punto di fusione.

Dove si trova?

Il coltan in natura è nei minerali della colombite e tantalite. Il tantalio mondiale viene fornito da miniere brasiliane, canadesi e australiane. In seguito all’improvviso aumento della sua richiesta seguito al boom dei telefonini, il suo prezzo è aumentato da 65 dollari al chilogrammo nel 1998 a 550 dollari nel 2000 e 375 dollari oggi. Visto che le miniere esistenti, prevalentemente in Australia, Brasile e Canada, non potevano seguire l’improvvisa esplosione della domanda e che l’espansione della produzione avrebbe richiesto anni, i raffinatori di tantalio hanno cercato nuove fonti di approvvigionamento.

L’unico Paese al mondo a possedere riserve di tantalio immediatamente utilizzabili è risultato essere la Repubblica Democratica del Congo (ex-Zaire), dove nella regione orientale di Kivu sono stati scoperti vasti depositi superficiali di sabbie ricche di coltan. Solo recentemente, in seguito alla contrazione della domanda internazionale e alla scoperta di nuovi giacimenti in altri continenti, la 'febbre del coltan' in Congo sembra essersi affievolita.

LO SFRUTTAMENTO DEL CONGO

Il coltan congolese è estratto da una massa di improvvisati minatori che scavano con pale e picconi o addirittura a mani nude il terreno per tirarne fuori la sabbia e portarla a spalla ai centri di raccolta nella città di Goma e da lí in Rwanda. Per nutrire questa massa di disperati i cacciatori stanno sterminando la fauna selvatica dei parchi nazionali della zona.

In particolare, secondo una denuncia del WWF, due tra i luoghi piu' prestigiosi del nord del Paese sono in pratica devastati dall'estrazione del coltan: il Parco nazionale di Kahuzi-Biega e la riserva naturale di Okapi, la cui fauna è a rischio di estinzione. La popolazione di elefanti, ad esempio, è precipitata quasi a zero rispetto ai circa 3.600 pachidermi censiti nel '96; nella sola parte settentrionale del parco di Kahuzi-Biega, sono rimasti 220 gorilla; nel '96 erano il doppio.

A cosa serve?

Dai videogame alle armi nucleari. Grazie alla sua capacità di resistere alle alte temperature e frequenze, il Tantalio - estratto dal Coltan - è diventato un elemento sempre più necessario all'industria elettronica.

Da componente indispensabile per la produzione missilistica e nucleare e per il settore aereospaziale oggi è il "genere di prima necessità" più ricercato dai produttori di telefonia mobile. Cellulari, cerca-persone, personal computer, videogames, ma anche materiali ad uso chirurgico per funzionare hanno bisogno dei microcondensatori al tantalio.

COLTAN E CELLULARI

I nuovi telefoni sono così piccoli grazie all'utilizzo di alcuni metalli, quali il rame, il nichel, il palladio, l'oro, e il tantalio, che aiutano a ridurre le dimensioni. In particolare, il tantalio utilizzato nella costruzione di condensatori passivi che regolano il voltaggio alle alte temperature, negli ultimi anni è stato un fattore chiave nella riduzione delle dimensioni dei telefoni mobili. Tanto che la richiesta di questo componente minuscolo da parte dei giganti della telefonia mobile ha spinto il prezzo del prezioso metallo fino al 600% in meno di tre anni.

Il telefono cellulare non è altro che una radio che invia e riceve segnali lavorando a bassa potenza. Contiene una batteria, un piccolo microfono, un minuscolo altoparlante, un display a cristalli liquidi, una tastiera, non diversa da un telecomando televisivo, un'antenna, usata per ricevere e trasmettere segnali. I condensatori di tantalio sono utilizzati come accumulatori di energia, pronti all'uso quando sopravvenga una forte ondata di energia verso un telefono cellulare. Questi componenti aiutano a fornire quell'energia extra per il telefono, che la batteria non può fornire da sola.

Nel 2000 sono stati venduti globalmente 400 milioni di telefoni, il 45% in più rispetto all'anno precedente. Nel 2001 i leader della telefonia mobile si aspettano di venderne in tutto il mondo più di 500 milioni di unità. Dal momento che i telefoni cellulari non sono ancora riciclabili, i fabbricanti non possono riutilizzare i metalli rari per i telefoni futuri, anche se si stanno sperimentando forme seppur limitate di riciclaggio. I prezzi del tantalio sono quindi rimasti alti anche perché gli unici sostituti dei condensatori di tantalio - i condensatori di ceramica - non possono essere costruiti in scala sufficientemente piccola per adattarsi alle dimensioni dei nuovi cellulari.

Nell'aprile 2001 l'Onu ha presentato un rapporto contro lo sfruttamento illegale dei giacimenti di coltan nel nord del Congo e il traffico di diamanti dall'Angola. Secondo i dati dell'ONU, circa 1500 tonnellate del prezioso materiale sono state esportate illegalmente dall'Africa tra la fine del 1998 e l'estate 1999. Il traffico di coltan, ma anche di oro e diamanti, avrebbe fruttato ai guerriglieri del Raggruppamento congolese per la democrazia circa un milione di dollari al mese, che sarebbero stati impiegati per finanziare la guerra contro il governo di Kinshasha. Dopo la diffusione di queste notizie, diverse associazioni non governative belghe hanno lanciato una campagna di protesta con lo slogan ''niente sangue sul mio Gsm''. E proprio le pressioni delle ong hanno convinto la compagnia aerea belga Sabena (citata nel rapporto ONU insieme ad altre 13 compagnie) e la svizzera Swissair a sospendere il trasporto del coltan.

Gli interessi in gioco

"I principali motivi di conflitto nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) sono diventati l'accesso a cinque risorse minerali di prima importanza- colombotantalite, diamanti, cuoio, cobalto e oro - nonché il controllo ed il commercio di queste materie". E' il primo punto delle conclusioni degli esperti ONU, che nello scorso aprile in un rapporto hanno messo nero su bianco nomi, indirizzi, responsabili e vittime del traffico del coltan.

Il Consiglio di Sicurezza ha istituito una commissione d'inchiesta ancora al lavoro, e altrettanto ha fatto il Parlamento belga, preoccupato per il possibile coinvolgimento di imprese del Paese.

Per inquadrare la dimensione del traffico e suoi effetti, alcune cifre: all'inizio degli anni '90, una libbra di coltan costava 20 dollari, e ancora 4 anni fa, il prezzo oscillava intorno ai 97 dollari. Nel gennaio di quest'anno, è arrivato a 350 dollari per libbra, prima di scendere nelle ultime settimane. Lo scorso marzo, una settantina (ma c'è chi dice oltre 100) minatori sono morti per il crollo di una miniera vicino a Goma. Nella riserva naturale di Okapi, dove si estrae il coltan, la fauna è a rischio di estinzione. Solo fra la fine del 1998 e l'estate 1999 circa 1500 tonnellate di coltan sono state esportate illegalmente dall'Africa.

Il percorso del coltan è parallelo a quello di oro e diamanti e avrebbe fruttato ai guerriglieri del Raggruppamento congolese per la democrazia un milione di dollari al mese. Soldi trasformati in armi per combattere contro il governo di Kinshasha.

CUI PRODEST

"Il legame fra lo sfruttamento delle risorse naturali e il proseguimento della guerra nella Repubblica Democratica del Congo - si legge nel rapporto degli esperti ONU - è effettivo e poggia su 5 fattori (...):

- l'attitudine di certi paesi a finanziare la guerra fino ad un certo punto poggiando su risorse proprie, come nel caso dell'Angola;

- l'attitudine di certi Paesi a prelevare risorse dal nemico e a servirsene per condurre una guerra 'autofinanziata', come nel caso del Ruanda;

- la propensione di certi governi di mettere a profitto e sviluppare una situazione di guerra per trasferire a beneficio della loro economia nazionale ricchezze prelevate da altri Paesi, come nel caso del Ruanda e dello Zimbabwe;

- l'interesse di privati cittadini ed alcune imprese a prolungare la guerra per trarne un beneficio politico, finanziario o altro. E' il caso dei generali dell'esercito ugandese e dello Zimbabwe, di politici poco raccomandabili (Victor Mpoyo, Gaetan Kakudji, Mwenze Konkolo) nel governo della RDC;

- l'attitudine di una delle parti in conflitto a offrire un interessamento (sotto forma di prodotti minerari e sotto altre forme) ai propri alleati e ai suoi soldati, come nella RDC".

Di coltan in quest'angolo di Africa ce n'è molto: l'80% dei giacimenti mondiali conosciuti, anche se ora si comincia ad estrarre in Sudamerica e in Oceania. E qui il coltan sembra riuscire in un compito impossibile, mettendo d'accordo affaristi e governi, rispettabili società di esportazione e ribelli congolesi; trafficanti e autorità locali; Paesi nemici riavvicinati dalla prospettiva di facili guadagni in un Paese, la RDC, dove buona parte del territorio è presidiato dai guerriglieri e dove la morte di Kabila ha indebolito il potere centrale.

Fulcro insostituibile, la Societé minière des Grands Lacs (Somigl), creata e controllata dal Rassemblement Congolais pour la Democratie (RCD), che amministra il Congo occupato dalle truppe ruandesi. Una percentuale fissa del ricavato dall'esportazione del coltan (ufficialmente, il 10%) viene così direttamente assorbita dai ribelli ruandesi, come documentato dall'inchiesta del http://www.diario.it/ . Ma come sempre in Africa, cifre precise sono impossibili.

Un paese occupato

VUOTI DI POTERE PERICOLOSI. E VOLUTI

In Congo si combatte ormai da 4 anni. E qualcuno rimpiange oggi, nel 2001, persino lo spietato Congo belga di Leopoldo I. L'assassinio di Laurent Desiré Kabila, lo scorso 16 gennaio, ha gettato un intero Paese ancor più nel caos, mentre migliaia di bambini prendevano in mano fucili, come denunciato ripetutamente da Amnesty International, e poco meno di 700 mila civili scappavano via.

Ovunque, pur di sopravvivere. Negli ultimi 4 anni i morti sono oltre 2,5 milioni: innumerevoli i casi di stupro, sevizie, torture. In Congo tutto è permesso, e tutti vogliono esserci, nella convinzione di arraffare qualcosa.

Uganda, Ruanda, Zimbabwe ed Angola sono presenti con proprie truppe e il loro ritiro è uno dei punti controversi dell'applicazione degli accordi di pace di Lusaka del 1999.

GLI ULTIMI ANNI

La situazione, in tempi recenti, peggiora nel 1994. Il genocidio e la guerra civile ruandese provocano un enorme flusso di profughi: oltre un milione, verso il Congo (allora ancora Zaire). Il Congo importa disperati disposti a tutto per vendicare pulizie etniche subite da hutu e tutsi. Nel 1996, in settembre scoppia la guerra nella regione del Kivu (a est del Paese). A guidare i ribelli è Laurent Desiré Kabila, con il sostegno dei governi di Ruanda (ormai saldamente in mano ai tutsi) e Uganda.

Nel '97 Kabila avanza verso la capitale mentre le forze armate regolari si dissolvono. Il 17 maggio Kabila si proclama capo dello Stato subito dopo la partenza da Kinshasa del maresciallo Mobutu Sese Seko al potere da 32 anni, da quando lo Zaire era diventato indipendente dal Belgio. Il paese torna a chiamarsi Congo (repubblica democratica) e Kabila assume pieni poteri, reprimendo brutalmente ogni opposizione interna.

Nel '98, in agosto, scoppia una nuova ribellione nel Kivu, questa volta contro il regime di Kabila, da parte di ex militari zairesi e miliziani banyamulenge (congolesi tutsi di origine ruandese). La rivolta si trasforma rapidamente in una guerra regionale con l'intervento di Ruanda, Burundi e Uganda a fianco dei ribelli e di Angola, Namibia e Zimbabwe a sostegno di Kabila.

Il 18 aprile 1999 Kabila e il presidente ugandese Yoveri Museveni firmano in Libia un accordo che prevede un cessate il fuoco e il ritiro delle forze straniere, ma il conflitto continua. Il 10 luglio un nuovo accordo viene firmato da Kabila e i suoi alleati, oltre che da Uganda e Ruanda, ma anche questo accordo viene disatteso. Secondo fonti Onu continuano i massacri e le violenze. L'ONU, finalmente, interviene nel febbraio 2000, inviando 5.537 soldati: il 17 giugno l'Onu approva una risoluzione in cui ordina il ritiro di tutte le forze straniere. Ma non fissa una data limite e tutto, o quasi, resta come prima.

Il 6 dicembre 2000 le parti in conflitto, fatta eccezione per uno dei tre movimenti ribelli, firmano un accordo di disimpegno delle loro forze per permettere il dispiegamento della forza dell'Onu. Promesse vuote, perché nessuna delle Potenze confinanti vuole lasciare il Congo per prima, nessuna delle fazioni vuole disarmarsi. A gennaio Kabila è assassinato e il parlamento proclama presidente suo figlio, il generale Joseph Kabila, che ad inizio aprile destituisce il governo. Il nuovo esecutivo, tra l'altro, compie un passo importante e liberalizza il commercio dei diamanti, prima fonte di valuta per il Paese, sospendendo il monopolio di acquisto ed esportazione di una società israeliana. Secondo stime ufficiali, il potenziale di esportazione del settore diamantifero della Rdc è dell'ordine di 600 milioni di dollari all'anno (circa 230 miliardi di lire), ma le esportazioni legali non superano attualmente i 240 milioni di dollari. I resto, se ne va in contrabbando, e la liberalizzazione dei traffici potrebbe arginare, si spera, il fenomeno.

SPIRAGLI DI LUCE

Lo scorso 6 luglio a Nairobi un vertice tra il presidente ugandese Yoweri Museveni e quello ruandese Paul Kagame sembra metter fine allo scontro tra Ruanda ed Uganda, una delle variabili impazzite del dramma concolese. Poche ore prima, a Dar es Salaam, in Tanzania, Museveni e il presidente della RDC Joseph Kabila annunciano il disgelo tra Uganda e Congo, fino ad oggi di fatto in guerra.

Le potenze regionali vicine hanno cominciato a ritirare le truppe dal Congo, dove sono arrivati i caschi blu Onu. Certo, nel Congo si continua a morire. Nelle ultime settimane, in particolare, sono stati uccisi poco meno di un migliaio di stregoni, a colpi di machete. Le loro proprietà vengono espropriate e ridistribuite nella comunità, e forse, come sempre in Congo, dietro ad apparenti motivazioni religiose si nascondono interessi economici, faide etniche, vendette tribali. Ma i segnali incoraggianti, una volta tanto, non mancano.

E' di questi giorni (23 agosto 2001) la notizia dell'avvio del dialogo a Gaborone, in Botswana, fra le parti in lotta in Congo. Presto potrebbe riunirsi il Dialogo intracongolese, il forum nazionale previsto dagli accordi di pace di Lusaka firmati due anni fa per la pacificazione della Repubblica Democratica del Congo. I Paesi confinanti sono stati nuovamente invitati a ritirare le truppe dal Congo. Nel forum nazionale saranno il governo di Kinshasa, la Coalizione democratica congolese (sostenuta militarmente dal Ruanda) e il Movimento di liberazione del Congo (appoggiato dall'Uganda). Obiettivo, arrivare in due, tre anni ad elezioni democratiche. Ma si parlerà, forse, anche di coltan.

La signora del Coltan

LA GUERRA PER LA SOMICO

Nello scorso maggio, il controllo della Somico diventa scontro fra bande, lotta di fazioni politiche, guerra con alleati internazionali.Il presidente Kabila nomina un comitato di gestione, ma il ministro Norbert Likulia Bolongo designa a sua volta suoi uomini. Gli investitori stranieri prendono tempo: partner giapponesi , in particolare, portano capitali nella Somico, e vogliono vederci chiaro, minacciano azioni legali per sapere chi realmente controlla la Società. Il presidente e amministratore delegato, Philémon Mwami, a cui hanno staccato un assegno da 3 milioni di dollari, muore in Francia. Mwami ha firmato contratti con aziende locali, dalla società di tlc Oasis alla Sottemair (aerei). Il direttore generale della Somico, Makela, vive sotto minaccia di morte e viene indagato dalla magistratura locale.

Ma in Congo il controllo della Somico è solo uno degli scacchieri sui quali si confrontano trafficanti, politici locali e capitali stranieri. Altro terreno è stato, in passato, la Sominki, Società mineraria e industriale del Kivu, sull'orlo del fallimento: Mobutu nel '95 l'aveva venduta a un gruppo canadese che aveva creato due compagnie: la Sakima e la RMA, nelle quali aveva interssi il Ruanda. Kabila annullerà poi tutta l'operazione. I minerali del Kivu sono una delle maggiori fonti di entrate per il Congo: dal Kivu parte Kabila nel '97, dal Kivu partono dopo i ribelli anti Kabila del Rassemblement congolais pour la démocratie (RCD), che confiscano gli stock della Sakima e della RMA e impondono una 'gestione provvisoria' ancora in carica. All'ex direttore della RMA, Victor Ngezayo, non resta che fondare un partito: ripetute minacce di morte lo elimineranno dalla scena politica. Si combatte per controllare le miniere, per le piste d'atterraggio dove aerei portano via oro, diamnati e coltan e scaricano fucili, razzi, munizioni.

SIGNORA DELLA GUERRA

Alle spalle delle compagnie regolarmente registrate, con tanto di consiglio di amministrazione e sede legale, prospera il contrabbando. Regina, secondo il rapporto ONU sul Congo, è una donna nota nella regione dei Grandi Laghi: Aziza Gulamali Kulsum. Ha una fabbrica di sigarette a Bukavu, alla frontiera con il Ruanda, ha rifornito di armi i ribelli hutu del Burundi. Ma soprattutto, è in grado di spostare qualsiasi bene (oro, avorio, armi, e anche coltan) in un'area dove nessun potere statale controlla il territorio. Finanzia regolarmente i ribelli del Congo e esporta il coltan via Ruanda.

Il traffico diventa così ingente da portare alla creazione della SOMIGL (Société minière des Grands Lacs), monopolista delle export di coltan, che versa il 10% dei ricavi dichiarati alla Repubblica Democratica del Congo, e il resto (profitti esosi della Kulsum a parte)... ai ribelli congolesi appoggiati dal Ruanda.


da amicidimweso.com

giovedì 15 settembre 2011

Liquore al finocchietto

Naturalmente, finocchietto selvatico del Vesuvio doc!!!!
Dunque, l'anno scorso più o meno usai questa "ricetta":
1/2 lt di alcool puro;
una manciata di semi di finocchietto selvatico del Vesuvio doc;
una manciata di foglie di finocchietto selvatico del Vesuvio doc;
1/2 lt di acqua;
350/400 gr di zucchero di canna Picaflor di Altromercato.

Ho schiacciato i semi di finocchietto con un mattarello e li ho riposti nel fondo di un barattolo di vetro. Naturalmente non credo ci sia una quantità minima o massima: più gustoso lo vuoi, più finocchietto ci devi mettere. Diciamo che io mi sono regolato ad occhio (e a profumo). Schiacciando i semini, questi "scaricano" più sapore nell'alcool. Quindi ho versato l'alcool nel contenitore, l'ho chiuso ermeticamente, e l'ho lasciato al buio della credenza per un paio di settimane. Dopo di che, ho fatto uno sciroppo facendo bollire acqua e sciogliendoci dentro lo zucchero. L'ho fatto raffreddare e l'ho versato nell'alcool. Nel versare lo sciroppo, si può filtrarlo con un panno di cotone, in modo da non far formare grumi di zucchero. Un altro filtraggio lo si può fare quando si versa il liquore nelle bottiglie. Più filtraggi si fanno, più il colore e la trasparenza migliorano. Ma non privilegiando l'estetica, personalmente lo filtro solo una volta. Mettete il liquore nel frigo o nel freezer, e gustatelo dopo pranzo o dopo cena. Ottimo per digerire!

mercoledì 31 agosto 2011

Ozio

Stirakkio un braccio, mi rigiro, poi l'altro
Una brezza asciuga timide gocce di sudore sulla mia fronte
Il ficus mi regala ombra e fresco, in questa giornata torrida
Me la godo, con avidità
E dono alla natura serenità
Uno scambio sinallagmatico
Non oneroso e senza firma


lunedì 29 agosto 2011

Manifesto del contadino impazzito

Amate pure il guadagno facile,

l'aumento annuale di stipendio, le ferie pagate.

Chiedete più cose prefabbricate,

abbiate paura di conoscere i vostri prossimi e di morire.

Quando vi vorranno far comprare qualcosa

vi chiameranno.

Quando vi vorranno far morire per il profitto,

ve lo faranno sapere.

Ma tu, amico,

ogni giorno fa qualcosa che non possa essere misurato.

Ama la vita. Ama la terra.

Conta su quello che hai e resta povero.

Ama chi non se lo merita.

Non ti fidare del governo, di nessun governo.

E abbraccia gli esseri umani:

nel tuo rapporto con ciascuno di loro riponi la tua speranza politica.

Approva nella natura quello che non capisci,

perché ciò che l'uomo non ha compreso non ha distrutto.

Fai quelle domande che non hanno risposta.

Investi nel millennio... pianta sequoie.

Sostieni che il tuo raccolto principale è la foresta che non hai seminato,

e che non vivrai per raccogliere.

Poni la tua fiducia nei cinque centimetri di humus

Che crescono sotto gli alberi ogni mille anni.

Finché la donna non ha molto potere,

dai retta alla donna più che all'uomo.

Domandati se quello che fai

potrà soddisfare la donna che è contenta di avere un bambino.

Domandati se quello che fai

disturberà il sonno della donna vicina a partorire.

Vai con il tuo amore nei campi.

Risposati all'ombra.

Quando vedi che i generali e i politicanti

riescono a prevedere i movimenti del tuo pensiero,

abbandonalo.

Lascialo come un segnale della falsa pista,

quella che non hai preso.

Fai come la volpe, che lascia molte più tracce del necessario,

diverse nella direzione sbagliata.

Pratica la resurrezione.


W E N D E L L B E R R Y

traduzione di Giannozzo Pucci

da ilcovile.it

giovedì 28 luglio 2011

Proposta: benzina a 100 euro a litro!

Benzina, la spesa per il pieno sorpassa quella per il cibo

Per effetto degli aumenti la spesa per trasporti, combustibili ed energia elettrica delle famiglie italiane ha sorpassato quella per gli alimentari e le bevande. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat, in occasione del nuovo record storico raggiunto dal prezzo della benzina al sud. "Sui 2.453 euro spesi mensilmente dalle famiglie italiane ben 471 euro (il 19,2 per cento) - sottolinea la Coldiretti - vengono destinati a trasporti, combustibili ed energia elettrica, mentre 467 euro (il 19 per cento) all’alimentazione".

Esempi concreti di questa anomalia non mancano con il prezzo di un litro di benzina alla pompa che - precisa la Coldiretti - è oggi superiore a quello di un litro di vino da tavola in vendita sugli scaffali del supermercato, a quello di un litro di latte fresco e a quello di un chilo di pasta. In particolare al sud la verde viene pagata quasi 1,69 euro al litro, un valore superiore - spiega la Coldiretti - a quanto costa mediamente il vino da tavola a Napoli o a Bari, secondo le rilevazioni Osservaprezzi del Ministero dello Sviluppo economico.

"Alimentare ed energia sono in realtà - sottolinea la Coldiretti - due voci di spesa strettamente connesse in un Paese come l’Italia dove l`86 per cento dei trasporti commerciali avviene su gomma. L’aumento dei carburanti pesa notevolmente sui costi della logistica e sul prezzo finale di vendita dei prodotti alimentari ma spinge anche - conclude la Coldiretti - verso il consumo di prodotti locali e di stagione che non devono subire lunghi trasporti".

Considerando i costi ambientali che l'estrazione di combustibili fossili comporta, è ragionevole che un litro di benzina costi di più di un litro di latte o di un chilo di pasta, tanto più se si tratta di prodotti locali. Ma è altrettanto ragionevole che le famiglie italiane continuino a destinare quasi il 20 per cento del loro reddito mensile in trasporti, combustibili ed energia elettrica?

da ilcambiamento.it

giovedì 14 aprile 2011

Come Farti a Casa il Dentifricio ed il Colluttorio

Il dentifricio ed il colluttorio possono risultare costosi, e sopratutto non molto sicuri per la nostra salute; quindi perchè non provi a fare da sola dei prodotti di pulizia orale economici, facili da fare ed efficaci?

Ecco alcune ricette:

DENTIFRICIO

Ci sono davvero molte ricette per fare il dentifricio. Eccone alcune:

1. Miscela insieme 1 cucchiaio di bicarbonato di sodio con alcune gocce di olio di Neem, olio Tea Tree e olio di Menta Piperita. Mescola il tutto con abbastanza glicerina o acqua da creare una pasta. Per spazzolarti i denti hai bisogno di usarne una quantità molto piccola (grande come una moneta da 5 centesimi), quindi ti durerà molto tempo.

2. Miscela 1 cucchiaio di bicarbonato di sodio con alcune gocce di olio essenziale di Menta Piperita o Cannella e usalo in polvere. Per addolcirlo, se vuoi puoi aggiungere un pò di xilitolo in polvere, che deriva dalla corteccia della betulla. Infatti viene spesso usato nei dentifrici naturali commerciali.

3. Puoi usare direttamente il bicarbonato per spazzolarti i denti. Più semplice di così…. ;)

4. Mescola 3 parti di bicarbonato con 1 parte di sale marino. Usalo così, oppure aggiungigli l’olio di menta piperita, quello di Neem e/o olio Tea Tree e aggiungi acqua o glicerina per farne una pasta.

5. Ad 1 cucchiaino di bicarbonato, aggiungi 1/4 di cucchiaino di perossido di idrogeno e 1 goccia di olio di Menta Piperita.

L’olio di Neem è un buon aiuto per avere gengive e denti sani, infatti è usato da anni in India per l’igiene orale. Inoltre questo olio ha delle proprietà anti-microbiche e anti-fungine.



COLLUTTORIO

Così come per il dentifricio, ci sono diversi modi in cui puoi fare il colluttorio.

1. Mischia 1/4 di cucchiaino di bicarbonato in un bicchiere d’acqua e aggiungi 1 goccia di olio Tea Tree e 1 goccia di olio di menta piperita.

2. In un bicchiere, miscela parti uguali di acqua e perossido di idrogeno. L’aggiunta dell’olio di Menta Piperita o di Cannella è facoltativo.

3. Prepara un’infusione portando 2 tazze di acqua a bollore e aggiungendo 1 cucchiaino di foglie di rosmarino tritato, uno di menta piperita fresca o menta verde e uno di semi di anice. Fai bollire lentamente per circa mezz’ora, fallo raffreddare e usalo.

4. Porta a bollore 1 tazza di acqua con 1/4 di tazza di vodka. Dopo mescolagli dentro 4 cucchiaini di glicerina e 1 cucchiaino di gel di aloe vera. Quando si è raffreddato, aggiungigli 10 gocce di olio di menta piperita, cannella, o menta verde. Scuoti per bene ed usa.

Se vuoi ricevere altre ricette di bellezza per coccolare la tua pelle in modo naturale, iscriviti alla newsletter di NaturalmenteMamma per ricevere il mio ebook “Bella Naturalmente”.

Buona spazzolata :D

Graziella - naturalmentemamma.it

mercoledì 23 marzo 2011

Dove sta andando "Fà la cosa giusta"?

Forse conviene fermarsi un attimo e parlare di noi, noi che è un poco di più, molto di più, di Esserevento, di Finansol, ma ha lo stesso dna, gli stessi occhi, lo stesso sguardo, la stessa direzione forse, però, sembra, non gli stessi modi per arrivarci.

Anche in rete qualche sussulto sta già emergendo, qualche domanda farsi avanti.

E noi è proprio a queste domande, anche nostre, che vogliamo dare cittadinanza, per elaborare risposte. Dove sta andando “Fa la Cosa Giusta”?

Il prossimo fine settimana, dal 25 al 27 marzo, si svolgerà, a Milano, infatti, l’ottava edizione di questa Fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili. Ormai ci vanno tutti. A visitarla. E quasi tutti a vendere i loro prodotti. E’ cresciuta enormemente negli anni, del 30% solo nell’edizione dello scorso anno, arrivando a 65.000 visitatori, 630 giornalisti accreditati e ben 620 espositori.

Si direbbe che l’Economia Solidale, l’economia altra, abbia vinto. Ha vinto. L’attenzione collettiva lo dice, i numeri lo dimostrano, gli incassi lo certificano. Sulla quantità è una sfida, una vittoria, raggiunta per ko sullo scetticismo. E la qualità?

Con queste quantità, impensabili solo 3-4 anni fa, la qualità, le attenzioni, le scelte possono essere ancora dello stesso livello? L’unica economia etica, solidale, possibile è un’economia che fa delle scelte e si dà delle priorità, giusto? Ed allora osservando, anche con poca attenzione, gli sponsor, i produttori che utilizzano la Fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, per promuovere il loro brand, i loro affari, i loro fatturati, i loro dividendi, le loro quote di mercato, qualcosa sembra non fare somma.

Perché si sa, oggi, lo dimostra appunto il boom di questi anni della Fiera Fa la Cosa Giusta, la fascia di popolazione che crede al biologico, allo sviluppo ecosostenibile, al naturale, all’equosolidale e via dicendo, è sempre più ampia e quindi le imprese ci si buttano a pesce. O direttamente andando alla fonte, come in questo caso, o producendo linee “etiche”, come i fondi responsabili delle banche.

Perché alla fine il consumatore deve sempre comunque fare i conti con i soldi che ha in tasca per poter arrivare a fine mese. E le economie di scala, i capitali a disposizione, le posizione di privilegio, il marketing ruffiano, caspita ti fanno prima spalancar le porte e poi il portafogli.

Alcuni marchi, alcuni nomi, di economia solidale, locale e di piccolo hanno ben poco, quasi nulla. Le multinazionali quotate alle Borse della finanza, Philips, Peugeot e Lindt. Ed altre che di prodotti a KmO e produzione artigianale ormai non hanno più nulla, se mai l’hanno avuta.

Eppure fin dal primo anno questa Fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili FLCG ha un evidente sezione sul cibo che quest’anno è pure il “cuore” speciale attorno a cui si articolerà tutta “Fa la Cosa Giusta”. “Mangia come parli”. Eppure gli sponsor sembrano essere, sono, i formaggi, il cioccolato e le caramelle svizzere.

Le prime due aziende multinazionali citate (Peugeot e Philips) vengono messe all’indice dalle e.mail che girano in rete e che invitano a leggere la Guida al Consumo Critico del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, sia per i loro fatturati che per gli elevati investimenti in pubblicità sulle reti televisive.

Poi, oltre a queste due, ci sono quelle aziende, quegli sponsor che del marketing etico fanno una bella strategia di comunicazione.

La Coop con i suoi supermercati e centrali di acquisto oligopoliste, modelli mica tanto credibili in un percorso di sostenibilità. O Legacoop a cui gli stessi visitatori di FLCG, non è per nulla escluso, si spera, hanno manifestato più volte la loro contrarietà per il coinvolgimento nella costruzione e gestione di vari CPT, ora CIE, i Centri di Identificazione ed Espulsione di migranti senza visto. O per il business degli appalti alla Base militare Usa Dal Molin di Vicenza, delle varie Tav. Dalla Val di Susa in giù.

Sorge perciò spontanea una domanda: quali sono i criteri con cui gli organizzatori selezionano le domande di sponsorizzazione e dei produttori? Visto che mediamente ogni stand non costa pochino. 1500/2000 euro per 16mq? (con un criterio di pagamento che meriterebbe anch’esso qualche domanda)

Ci si chiede se costi così cara l’organizzazione di una Fiera da questi numeri tanto da non poter selezionare più di tanto gli sponsor, e conseguentemente se ci si è domandati se bisogna crescere così tanto, in questo modo, se non c’è alternativa, se la decrescita non è applicabile.

E se, invece, la selezione c’è stata, si ritorna alla domanda precedente. Quali sono i criteri? Non vanno rivisti? Provocatoriamente, o forse no, alcuni attivisti dei Gas, si chiedono se la Nestlè chiedesse di partecipare con i suoi prodotti biologici come il latte per lattanti bio o i suoi cioccolatini e caffè fairtrade come sarebbe vista la cosa?

Forse non sarebbe il caso di ripensare ad un nuovo modello di sviluppo di queste grandi manifestazioni che in questo modo rischiano di annacquare lo spirito iniziale per cui si pensava fossero sorte?

Dove sta andando “Fa la cosa giusta”?

By: ugomoi - khorakhanè

martedì 15 marzo 2011

Pasta madre: il lievito naturale fatto in casa

Fare il lievito madre (o lievito naturale) in casa, e usarlo nella preparazione di pane, pizze e focacce, significa fare un salto indietro nel nostro passato, alla ricerca di quei principi fondamentali del mangiar sano, che sono alla base della nostra tradizione culinaria. Purtroppo alcune di queste tradizioni rischiano di scomparire e spesso, come nel caso del lievito, tendono a lasciare il posto a preparati chimici di bassa qualità, che alterano le caratteristiche naturali dei cibi.
Ecco allora la procedura per fare il lievito naturale in casa (è piuttosto lunga, ma se si seguono passo per passo queste istruzioni otterrete un bel risultato) che vi permetterà di panificare tutte le volte che volete, dando un tocco personale al vostro pane e alle vostre pizze.
Come per ogni pietanza che si rispetti, anche per il lievito madre (che non è un piatto, ma solo un ingrediente base) ci sono varie ricette e procedimenti diversi; in questo caso vi proponiamo la procedura più semplice.
Prendete una mela (possibilmente biologica e ben lavata) e tagliatela a pezzettini con tutta la buccia, mettetela in un contenitore alto e non troppo largo e lasciatela così, fuori dal frigo, per 3-4 giorni.
Trascorso questo tempo, il frutto inizierà a diventare marroncino, a far fuoriuscire l’acqua e a emettere un odore particolarmente acidulo; a questo punto ricoprite la mela con una manciata di farina e lasciatela così per qualche altro giorno.
Quando gli acidi della mela avranno “mangiato” tutta la farina, aggiungete un’altra manciata e ripetete questa operazione per circa 7-8 giorni, aggiungendo altra farina solo dopo che la mela ha assorbito tutta quella che avete messo precedentemente.
Quando la polpa (ormai marcita) del frutto e la farina avranno formato un composto quasi omogeneo, aggiungete circa 50 g di acqua e 100 g di farina, impastate bene per qualche minuto – fino ad ottenere una pasta omogenea – e lasciate riposare ancora per qualche giorno (in un posto tiepido e lontano da correnti d’aria), in modo che i batteri continuino a rielaborare il composto di acqua e farina.
Trascorso qualche giorno, aggiungete all’impasto altri 50 g di acqua e 100 g di farina, impastate bene e ricoprite il tutto.
Da questo momento in poi – per circa due mesi – dovrete “rinfrescare” il lievito tutti i giorni; questa operazione è molto semplice ma allo stesso tempo importantissima e molto delicata: una dimenticanza potrebbe essere fatale per il vostro lievito (quindi sconsigliamo di farlo a chi viaggia spesso nei weekend e non ha la possibilità di portarsi dietro il panetto).
Ogni giorno, aggiungete un po’ di acqua e il doppio della farina (potete fare anche ad occhio, senza misurare, ma cercate di mantenere le proporzioni e non abbondate troppo nelle quantità, altrimenti il panetto si ingrandirà a dismisura e alla fine dei due mesi avrete riempito la casa di lievito), poi impastate il tutto e rimettete il lievito nel suo contenitore. Se fa molto caldo potete conservarlo anche in frigo.
Trascorsi i due mesi, il vostro lievito naturale è finalmente pronto per l’uso.
Se volete fare il pane, pesate 250 g di lievito, unitelo a 500 g di farina e 250 g di acqua (meglio se povera di calcio), un pizzico di zucchero, un filo d’olio e impastate con le mani per distribuire e mescolare bene tutti gli ingredienti. Poi aggiungete due prese di sale e impastate nuovamente.
Mettete il tutto in una ciotola oliata e lasciate lievitare per almeno 3 ore.
Trascorso questo tempo, riprendete l’impasto, sgonfiatelo, rilavoratelo per qualche minuto e poi dategli la forma che preferite, ad esempio un filoncino. Adagiatelo su una teglia foderata con carta da forno e fate cuocere per circa 40 minuti in forno preriscaldato a 180 gradi.
Poi sfornate e lasciate freddare!

Verdiana Amorosi - greenme.it