martedì 11 gennaio 2011

'A Rivoluzione 'e Pullecenella

Nu juorno Pulecenella, comm’e sempe, réva spettaculo pe’ mmiezo a via. Attuorno a isso ce steve na folla enorme: a gente reréva, é ccriature ó uardàveno cu l'uocchie 'ncantate. Antrasatto a rint'a na casa accanto a lloro se sentette nu sparo. Nu lampo é fuoco passaje pe’ mmiez' a gente. Propio vicino a Pulecenella na uagliona se schiantaje pe’ terra, senza n'allucco, senza nu lamiento. Pulecenella a pigliaje 'nbraccio e s'a strignette ó pietto. O core suojo era na preta. Rimanette senza ciato e cu l'uocchie perdute. A gente alluccava.
A ambulanza sunava comm' e na resperata. Ma nun ce steve cchiù niente a fà. Pulecenella se luvaje a màscara, se stracciaje a cammisa sporca é sanghe e a chillu mumento cagnaje cumpletamente. A chillu juorno accumminciaje nata vita. O puosto ra màscara che faceva rìrere, s'appennette ò cuollo nu ritratto é chella guagliuncella morta accisa, cu na scritta:
Mò abbasta!!!
Tutte é juorne, a tutte l'ore se metteva annanzo ò Municipio, annanzo ò Palazzo Riale, mmiez'o Marcato. A gente o ricunusceva e a poco a poco se furmava na folla sempe cchiù grossa. Pò, senza rícere na parola, sagliéveno pe' scale ro' Palazzo San Giàcumo, rinto o Duomo, 'ncoppo a Prefettura o rinto ó Tribunale.
A principio o Sìnnaco s'annascunneva, o Prefetto se ne jeva, o Cardinale nun se 'mpurtava, o Procuratore se ne futteva. Ma ogni vota a folla criscéva.
Na rumméneca matina chelli gente arrivàjeno a régnere o stadio é San Paulo.
Ma a squadra nun ghiucava, a gente nun parlava, pure l’aria se fermava.
Nun se sparáveno tracche e bott' a muro, nun se faceva nu minimo rummore.
A rinto all'altuparlante, finalmente se sentette na voce - a vocia soja:
Fino a quanno vulimme tirà annanze accussì, senza na Legge?
E’ pròpio na schifezza!
Fino a quanno imma campà comme zòcchele e scarrafune mmiezo a sta munnezza?
Fino a quanno imma sentì é cumanne é st' incapace, ca fanno sempe peggio?
Aizammo a capa. Vuttammo é mmane: facìmmece arrispettà!
Comm’e na scarica elettrica passaje pe’ mmiezo a folla. A chillu mumento esatto a città cagnáie. Ogni napulitano se senteva ó patrone é Nápule, ó uardiane ra città. Se furmájeno é Cumitate. Gruppe é cittadine pigliáveno a munnezza abbandunata e a purtáveno rinto ò Maschio Angioino, annanz’ ó Municipio. Squadre é guagliune cu’ l'acqua e co’ ssapone luvávene tutte é fetenzie a coppo é mure. E meglie prufessioniste cuntrulláveno é cunte ró Comune e, quanno truváveno é 'mbruoglie, chiammáveno a guardie é finanza o l'avvucate. A Piazza Garibaldi, o puosto é chillu caos é tutte é juorne, facètteno fà nu 'distretto senza fruntiere, arò se puteva truvà a gente e a robba é tutte o munno, senza scippe e senza 'mbruoglie. Comme pe’ miràcule Nàpule turnaje a essere na metròpole é nu paese civile. Pulecenella nun ce pensaje ddoje vote. Se mettette a màscara antica e turnaje pe’ tutta Nápule ché smorfie, é battute, a fantasia ca a tanti siécule ce fanno rifléttere e ce pòrteno allegria.
(©Arò stà Nàpule - GN2010)
http://comibosco.blogspot.com/2011/01/rivoluzione-e-pulecenella.html

mercoledì 29 dicembre 2010

Puntiamo al turismo....siamo sicuri?!

L'amministrazione del Comune di Torre del Greco sta sbandierando sin dal suo insediamento la volontà di non far costruire il depuratore industriale, "perchè la nostra città ha una forte vocazione turistica". Per curiosità, sono andato a vedere il bilancio previsionale del 2010 della nostra città, dal sito del comune e mi sono divertito a cercare un pò di dati.
Innanzitutto, la nota positiva è che le entrate sono aumentate anche grazie all'azione decisa contro l'evasione della TARSU dagli 8 milioni di euro dell'anno 2009 ai 15,5 circa di quest'anno. E di questo si deve dare atto. Recuperare quasi 8 milioni non è cosa da poco. Ha fatto confusione, però, il sindaco in una nota pubblicata sul sito del comune, nella quale esprime soddisfazione per la nuova determinazione delle tariffe "(..) Queste ultime variano da circa il 30 per cento per le unità abitative fino ad arrivare a picchi del sei-settecento per cento in meno per alcune categorie commerciali. Le solo categorie che hanno subito dei lievi aumenti sono quelle relative agli esercizi di somministrazione, come supermercati e vendita di frutta, verdura e prodotti ittici che rappresentano quelle categorie che effettivamente producono grossi volumi di rifiuti (...)". Se io pagavo l'anno scorso 140,00 euro di TARSU, se realmente avessi subito una diminuzione di tariffa del 6/700%, quest'anno avrei dovuto ricevere un rimborso dal comune di circa 700 euro... La propaganda, purtroppo, delle volte ti fa fare delle figuracce...
La cosa più triste, però, è vedere quanto questa amministrazione, che tanto sbandiera la "vocazione turistica" della città, investe nel turismo. Ecco un estratto del bilancio, della voce riepilogativa delle spese del previsionale 2010:

Appena 20.000 euro (costi di competenza circa 60.000) destinati al "campo turistico". Non fatevi ingannare dalle alte cifre, quasi € 20.000.000, della "Funzioni riguardanti la gestione del territorio e dell'ambiente". Quasi la totalità (circa € 15.000.000) sono destinati alla gestione dello saltimento dei rifiuti, tra appalti e servizi.
Ventimila euro per la vocazione turistica, mi sembrano davvero pochi. Per questo ho paura che il depuratore ed altri ecomostri non abbiano difficoltà ad insediarsi sul nostro territorio.

domenica 26 dicembre 2010

TARSU Torre del Greco

Nella delibera di approvazione delle tariffe TARSU del comune di Torre del Greco, si possono trovare dati interessanti rispetto ai costi della raccolta dei rifiuti solidi urbani e dei dati effettivi della raccolta differenziata, al netto della propaganda politica.
In premessa, però, c'è da chiarire che la TARSU, come da artt. 3 e 4 del regolamento comunale, ha come presupposto "(...)l’occupazione o detenzione di locali ed aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale nelle quali il servizio è istituito ed attivato e comunque reso in via continuativa, nei modi previsti dal presente regolamento e dal regolamento di nettezza urbana (...)", e che i soggetti passivi della tassa sono "(...)coloro che occupano o detengono i locali ed aree scoperte di cui all’art. 3 del presente regolamento, con vincolo di solidarietà tra i componenti del nucleo familiare o tra coloro che usano in comune i locali e le aree stesse (...)". Per determinare le tariffe, si parte dal costo del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani (RSU), stabilito in via previsionale dal comune (competente per la parte relativa alla differenziata) e dalla provincia (competente per la parte relativa alla indifferenziata), sulla base dei dati e dei bilanci degli ultimi anni. La legge dice che "Il gettito complessivo della tassa non può superare il costo del servizio, né essere inferiore al 50% dello stesso.".
La delibera della determinazione delle tariffe del 2010 prevede che "(...) la spesa complessiva prevista per l'anno 2010 (...) ammonta ad € 12.601.491,44" ed è così determinato:

Spese personale comunale servizio N.U. e spese varie € 1.556.613,67 +
Costo appalto servizi igiene urbana € 7.038.500,00 +
Costi di smaltimento e conferimento € 4.036.443,00 +
Spese diverse € 293.134,77 =
Costo totale annuo € 12.924.691,44 -
Prev.Contr.Ministero per conf.frazione organica € 216.200,00 - (*)
Prev. ricavi da rifiuti differenziati € 50.000,00 - (**)
Prev. ricavi per il recupero dei RAEE € 50.000,00 - (***)
Prev. ricavi per TARSU giornaliera € 7.000,00 = (****)
Spesa complessiva da ripartire per tariffe € 12.601.491,44

(*) L'Ordinanza del Consiglio dei Ministri n. 3479 del 14-12-2005 all'art. 3 comma 3 dispone che "A decorrere dal 1 gennaio 2006 ai comuni od ai soggetti terzi dai medesimi incaricati che sosterranno direttamente il costo di conferimento della frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata individuando autonomamente gli impianti di trattamento di tali rifiuti, il Commissario delegato riconoscerà un contributo pari ad Euro 0,040 per chilogrammo". Da ciò si desume che il comune di Torre del Greco prevede T. 5.405 di rifiuti organici recuperati e destinati agli impianti di trattamento per l'anno 2010.
(**) Per rifiuti differenziati si intendono plastica, carta, vetro, cartone, per i quali non sono previste nè le quantità previste differenziate nè tantomeno i "prezzi di vendita" ai gestori degli impianti di riciclaggio dei materiali. E', bensì, indicato un valore molto indicativo, che non da alcuna idea di quantità.
(***) La sigla RAEE sta per Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, ed il discorso è il medesimo di quello riferito ai rifiuti differenziati.
(****) Per TARSU giornaliera si intende la tassa che viene pagata, ai sensi dell'art. 14 del regolamento comunale, "Per il servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni o speciali assimilati agli urbani prodotti dagli utenti che occupano o detengono, con o senza autorizzazione, temporaneamente anche se ricorrentemente, locali ed aree pubbliche, di uso pubblico o aree gravate da servitù di pubblico passaggio, (....). È temporaneo l’uso inferiore a 183 giorni per anno solare anche se ricorrente.".

L'intera cifra di € 12.601.491,44 viene "girata" ai cittadini.
In un sistema virtuoso, non ci sarebbero costi raddoppiati (dipendenti NU e mezzi di raccolta e spazzamento interni e appalti a società esterne, ben 7 milioni i costi per appalti a terzi nel nostro comune). Non ci sarebbero esigui ricavi dalla raccolta e dalla "rivendita" dei rifiuti differenziati: con il riciclo dei rifiuti ci dovremmo "arricchire" (appena 100.000,00 euro tra carta, plastica, vetro, cartone e RAEE). E probabilmente in un comune virtuoso, i dati sarebbero sempre trasparenti: a che prezzo vengono ceduti i materiali differenziati? Ma soprattutto in che quantità?
In questi anni i manifesti che sono stati affissi in tutta la città, propagandavano percentuali di differenziata altissima. Salvo poi scoprire che, grazie anche alla segnalazione di molti cittadini, le ditte che negli anni hanno gestito la differenziata non sempre facevano il loro dovere, e che quindi le percentuali erano fandonie. Ora, gli unici dati ufficiali che risultano dal calcolo delle tariffe della TARSU, sembrano essere il totale dei rifiuti indifferenziati (circa 26.000 tonnellate) e il totale dei rifiuti organici (circa 5.400 tonnellate). In percentuale, l'incidenza dei rifiuti "umidi", che sono i più numerosi, e che dovrebbero rappresentare il "volano" di una raccolta differenziata seria ed efficiente, è ancora bassissima (intorno al 20%). Dodici milioni di costi da pagare per un ciclo dei rifiuti che è in mano alla camorra, che copre il Vesuvio di immondizia, che inquina le falde acquifere, che ricopre le strade di un'intera provincia, è un prezzo veramente troppo alto da pagare per noi cittadini. Anzi, inaccettabile.

giovedì 23 dicembre 2010

Il mondo che vogliamo



Crediamo nella eguaglianza di tutti gli esseri umani a prescindere dalle opinioni, dal sesso, dalla razza, dalla appartenenza etnica, politica, religiosa, dalla loro condizione sociale ed economica.
Ripudiamo la violenza, il terrorismo e la guerra come strumenti per risolvere le contese tra gli uomini, i popoli e gli stati.
Vogliamo un mondo basato sulla giustizia sociale, sulla solidarietà, sul rispetto reciproco, sul dialogo, su un'equa distribuzione delle risorse.
Vogliamo un mondo in cui i governi garantiscano l'eguaglianza di base di tutti i membri della società, il diritto a cure mediche di elevata qualità e gratuite, il diritto a una istruzione pubblica che sviluppi la persona umana e ne arricchisca le conoscenze, il diritto a una libera informazione.
Nel nostro Paese assistiamo invece, da molti anni, alla progressiva e sistematica demolizione di ogni principio di convivenza civile. Una gravissima deriva di barbarie è davanti ai nostri occhi.
In nome delle "alleanze internazionali", la classe politica italiana ha scelto la guerra e l'aggressione di altri Paesi. In nome della "libertà", la classe politica italiana ha scelto la guerra contro i propri cittadini costruendo un sistema di privilegi, basato sull'esclusione e sulla discriminazione, un sistema di arrogante prevaricazione, di ordinaria corruzione. In nome della "sicurezza", la classe politica italiana ha scelto la guerra contro chi è venuto in Italia per sopravvivere, incitando all'odio e al razzismo.
E' questa una democrazia? Solo perché include tecniche elettorali di rappresentatività? Basta che in un Paese si voti perché lo si possa definire "democratico"?
Noi consideriamo democratico un sistema politico che lavori per il bene comune privilegiando nel proprio agire i bisogni dei meno abbienti e dei gruppi sociali più deboli, per migliorarne le condizioni di vita, perché si possa essere una società di cittadini.
E' questo il mondo che vogliamo. Per noi, per tutti noi. Un mondo di eguaglianza.

mercoledì 22 dicembre 2010

Invisibili

Talmente indifferenti, da considerarli invisibili. Ecco cosa penseremmo in un momento di lucidità, se solo ci riuscissimo a fermare per un attimo e cercare di capire motivazioni, stati d'animo e forza di volontà di chi, per sfuggire a miseria e persecuzioni, si imbatte in viaggi lunghi, quasi interminabili, a volte senza finale. Delle volte mi chiedo: se un ragazzo del sud, per cercare lavoro, se ne andasse al nord Italia, come fanno e hanno fatto da sempre in tanti, e sulla strada per arrivare (diciamo) a Milano, incotrasse trafficanti di esseri umani, polizia corrotta, centri di detenzione, lager nei deserti, riuscirebbe a capire i migranti africani o afghani o sri lankesi? Riuscirebbe forse a capire l'assurdità di sfuggire da un incubo per cadere in un altro, forse più grande. Riuscirebbe a capire che queste persone affrontano un viaggio che ad un certo punto diviene una trappola; che ad un certo punto sconvolge anche l'idea che di quel viaggio ci si era fatti; che alla fine di quel viaggio ci si ritrova stremati nel fisico e nella mente, e a nulla valgono lauree conseguite nei paesi di origine, competenze spendibili nel mercato del lavoro. Riuscirebbe a capire forse i migranti che caritano per strada, che soffrono in silenzio in un dormitorio squallido tra la spazzatura, che vengono dileggiati perchè stremati nel fisico e nella mente, che sono incapaci di far valere i propri diritti. Riuscirebbe a capire, forse, che al sistema in cui viviamo avere esseri umani ricattabili, emarginati, pronti ad essere usati come capri espiatori, fa comodo. E che dare spazio alla loro dignità vale molto più di un attimo di pietà.
Dal sito di fortress europe si leggono bollettini giornalieri, di morti di migranti, che in condizioni assurde cercano di raggiungere le mete europee: italia, germania, francia. Allora leggi che a Patrasso, un ragazzo afghano di 25 anni e padre di 3 figli, nel tentativo di salire su un camion per cercare fortuna in Italia, è stato schiacciato contro il rimorchio da un altro camion che, non fermandosi al semaforo, pare, secondo testimonianze oculare, sia deliberatamente andato a tamponare il rimorchio. Tempo fa, anche Luigi Pelazza delle Iene si era occupato della fuga attraverso il porto di Patrasso: storie assurde, in un mondo assurdo.

venerdì 17 dicembre 2010

Festa della legalità ad Ercolano

Legalità. Un parola, un concetto che ad Ercolano ha latitato per molti anni. Nelle parole, nei fatti, nella sostanza.
Da qualche anno si è tornata a respirare legalità. Soprattutto grazie all’impegno della società civile e delle forze dell’ordine. Al fine di dare spazio a questo operato si terrà la festa della legalità. La prima in assoluto in questa città. La manifestazione si terrà il prossimo 19 dicembre alle ore 10. Palcoscenico dell’evento la storica piazza Pugliano. Un luogo che ha dato alle cronache fiumi di parole da affidare all’attenzione globale. Per anni mera pagina oscura della vita della città. Zona ad alto tasso criminale. Le erbacce non sono state estirpate completamente dai meandri territoriali, ma si inizia a respirare aria pura.
Innegabile il lavoro delle forze dell’ordine, rappresentate da molti corpi delle istituzioni militari. Tra le associazioni interverranno l’antiracket “Ercolano Libera”, Forum dei Giovani e Radio Siani che trasmetterà la diretta dell’evento.
Nel corso dell’evento le autorità comunali, nelle persone dell’assessore alla Cultura, Pasquale Vitiello e l’assessore alla Legalità, Ferdinando Pirone consegneranno, alle realtà sopraelencate una targa di riconoscimento per l’impegno e il lavoro profusi sul territorio cittadino. Tra questi il presidente della Scuola della legalità Nino Daniele, Tano Grasso, presidente onorario della F.A.I., don Tonino Palmese di Libera Terre e Luisa Bossa, ex sindaco di Ercolano, oggi membro della commissione parlamentare antimafia.
La presentazione dell’evento (organizzato con l’aiuto delle associazioni “Ercolano Viva”, “Hippocampus” e “A.E.O.P. – Guardie ambientali”) è prevista per il prossimo martedì 14 dicembre alle ore 11 presso Villa Ruggiero.
http://lapilli.eu/attualita/eventi/1950-festa-della-legalita-ad-ercolano.html

martedì 14 dicembre 2010

Era il 1968



Gli ultimi scontri di stamane, ma anche le tensioni di questi giorni fomentate da un dibattito politico che si avvicina sempre più alla violenza, sono sintomo di un periodo storico nazionale (ma anche europeo in genere) che lascerà il segno. Una battaglia sociale che delle volte sembra sbagliare bersaglio, o sembra non essere coerente sino alla vittoria: i gruppi anarchici che stamattina hanno battagliato per Roma, paradossalmente, per raggiungere il loro obiettivo sovversivo, dovrebbero non ritornare a casa al calduccio stasera, ma restare per strada a far barricate. Se guerriglia deve essere, che guerriglia sia. E ripeto, paradossalmente.
C'è una poesia di Pier Paolo Pasolini che riassume una serie di sensazioni che mi lascia partecipare o semplicemente assistere a manifestazioni che degenerano in guerra civile, come quella di stamane. Era il 1968.


Il Pci ai giovani
di Pier Paolo Pasolini
I versi sugli scontri di Valle Giulia che scatenarono dure repliche fra gli studenti.

Mi dispiace. La polemica contro
il Pci andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, cari.
Non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati:
peggio per voi.
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come ancora si dice nel linguaggio
goliardico) il culo. Io no, cari.
Avete facce di figli di papà.
Vi odio come odio i vostri papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete pavidi, incerti, disperati
(benissimo!) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati:
prerogative piccolo-borghesi, cari.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti.
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da subtopie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli; la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida, che puzza di rancio
furerie e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
è lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in un tipo d’esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, cari (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, cari. Stampa e Corriere della Sera, News- week e Monde
vi leccano il culo. Siete i loro figli,
la loro speranza, il loro futuro: se vi rimproverano
non si preparano certo a una lotta di classe
contro di voi! Se mai,
si tratta di una lotta intestina.
Per chi, intellettuale o operaio,
è fuori da questa vostra lotta, è molto divertente la idea
che un giovane borghese riempia di botte un vecchio
borghese, e che un vecchio borghese mandi in galera
un giovane borghese. Blandamente
i tempi di Hitler ritornano: la borghesia
ama punirsi con le sue proprie mani.
Chiedo perdono a quei mille o duemila giovani miei fratelli
che operano a Trento o a Torino,
a Pavia o a Pisa, /a Firenze e un po’ anche a Roma,
ma devo dire: il movimento studentesco (?)
non frequenta i vangeli la cui lettura
i suoi adulatori di mezza età gli attribuiscono
per sentirsi giovani e crearsi verginità ricattatrici;
una sola cosa gli studenti realmente conoscono:
il moralismo del padre magistrato o professionista,
il teppismo conformista del fratello maggiore
(naturalmente avviato per la strada del padre),
l’odio per la cultura che ha la loro madre, di origini
contadine anche se già lontane.
Questo, cari figli, sapete.
E lo applicate attraverso due inderogabili sentimenti:
la coscienza dei vostri diritti (si sa, la democrazia
prende in considerazione solo voi) e l’aspirazione
al potere.
Sì, i vostri orribili slogan vertono sempre
sulla presa di potere.
Leggo nelle vostre barbe ambizioni impotenti,
nei vostri pallori snobismi disperati,
nei vostri occhi sfuggenti dissociazioni sessuali,
nella troppa salute prepotenza, nella poca salute disprezzo
(solo per quei pochi di voi che vengono dalla borghesia
infima, o da qualche famiglia operaia
questi difetti hanno qualche nobiltà:
conosci te stesso e la scuola di Barbiana!)
Riformisti!
Reificatori!
Occupate le università
ma dite che la stessa idea venga
a dei giovani operai.
E allora: Corriere della Sera e Stampa, Newsweek e Monde
avranno tanta sollecitudine
nel cercar di comprendere i loro problemi?
La polizia si limiterà a prendere un po’ di botte
dentro una fabbrica occupata?
Ma, soprattutto, come potrebbe concedersi
un giovane operaio di occupare una fabbrica
senza morire di fame dopo tre giorni?
e andate a occupare le università, cari figli,
ma date metà dei vostri emolumenti paterni sia pur scarsi
a dei giovani operai perché possano occupare,
insieme a voi, le loro fabbriche. Mi dispiace.
È un suggerimento banale;
e ricattatorio. Ma soprattutto inutile:
perché voi siete borghesi
e quindi anticomunisti. Gli operai, loro,
sono rimasti al 1950 e più indietro.
Un’idea archeologica come quella della Resistenza
(che andava contestata venti anni fa,
e peggio per voi se non eravate ancora nati)
alligna ancora nei petti popolari, in periferia.
Sarà che gli operai non parlano né il francese né l’inglese,
e solo qualcuno, poveretto, la sera, in cellula,
si è dato da fare per imparare un po’ di russo.
Smettetela di pensare ai vostri diritti,
smettetela di chiedere il potere.
Un borghese redento deve rinunciare a tutti i suoi diritti,
a bandire dalla sua anima, una volta per sempre,
l’idea del potere.
Se il Gran Lama sa di essere il Gran Lama
vuol dire che non è il Gran Lama (Artaud):
quindi, i Maestri
- che sapranno sempre di essere Maestri -
non saranno mai Maestri: né Gui né voi
riuscirete mai a fare dei Maestri.
I Maestri si fanno occupando le Fabbriche
non le università: i vostri adulatori (anche Comunisti)
non vi dicono la banale verità: che siete una nuova
specie idealista di qualunquisti: come i vostri padri,
come i vostri padri, ancora, cari! Ecco,
gli Americani, vostri odorabili coetanei,
coi loro sciocchi fiori, si stanno inventando,
loro, un nuovo linguaggio rivoluzionario!
Se lo inventano giorno per giorno!
Ma voi non potete farlo perché in Europa ce n’è già uno:
potreste ignorarlo?
Sì, voi volete ignorarlo (con grande soddisfazione
del Times e del Tempo).
Lo ignorate andando, con moralismo provinciale,
“più a sinistra”. Strano,
abbandonando il linguaggio rivoluzionario
del povero, vecchio, togliattiano, ufficiale
Partito Comunista,
ne avete adottato una variante ereticale
ma sulla base del più basso idioma referenziale
dei sociologi senza ideologia.
Così parlando,
chiedete tutto a parole,
mentre, coi fatti, chiedete solo ciò
a cui avete diritto (da bravi figli borghesi):
una serie di improrogabili riforme
l’applicazione di nuovi metodi pedagogici
e il rinnovamento di un organismo statale. I Bravi! Santi sentimenti!
Che la buona stella della borghesia vi assista!
Inebriati dalla vittoria contro i giovanotti
della polizia costretti dalla povertà a essere servi,
e ubriacati dell’interesse dell’opinione pubblica
borghese (con cui voi vi comportate come donne
non innamorate, che ignorano e maltrattano
lo spasimante ricco)
mettete da parte l’unico strumento davvero pericoloso
per combattere contro i vostri padri:
ossia il comunismo.
Spero che l’abbiate capito
che fare del puritanesimo
è un modo per impedirsi
la noia di un’azione rivoluzionaria vera.
Ma andate, piuttosto, pazzi, ad assalire Federazioni!
Andate a invadere Cellule!
andate ad occupare gli usci
del Comitato Centrale: Andate, andate
ad accamparvi in Via delle Botteghe Oscure!
Se volete il potere, impadronitevi, almeno, del potere
di un Partito che è tuttavia all’opposizione
(anche se malconcio, per la presenza di signori
in modesto doppiopetto, bocciofili, amanti della litote,
borghesi coetanei dei vostri schifosi papà)
ed ha come obiettivo teorico la distruzione del Potere.
Che esso si decide a distruggere, intanto,
ciò che un borghese ha in sé,
dubito molto, anche col vostro apporto,
se, come dicevo, buona razza non mente…
Ad ogni modo: il Pci ai giovani, ostia!
Ma, ahi, cosa vi sto suggerendo? Cosa vi sto
consigliando? A cosa vi sto sospingendo?
Mi pento, mi pento!
Ho perso la strada che porta al minor male,
che Dio mi maledica. Non ascoltatemi.
Ahi, ahi, ahi,
ricattato ricattatore,
davo fiato alle trombe del buon senso.
Ma, mi son fermato in tempo,
salvando insieme,
il dualismo fanatico e l’ambiguità…
Ma son giunto sull’orlo della vergogna.
Oh Dio! che debba prendere in considerazione
l’eventualità di fare al vostro fianco la Guerra Civile
accantonando la mia vecchia idea di Rivoluzione?